Linee guida per diventare volontario

Tracciare una linea verde… Italia-Masaka e ritorno

Tracciare una linea, una strada dall’Italia a Masaka, per raccontare dell’Uganda, della sua gente e del nostro servizio; una linea verde perché verde è il colore della vita, della terra e della speranza, tutto quello che vorremmo mettere in valigia alla nostra partenza.
L’incontro con il volontario in partenza per Masaka è importante per capire le sue intenzioni e le sue aspettative: è la diversità di ognuno di noi a renderci unici, fonti di risorse da scoprire e condividere.
E’ questa diversità, è la passione di ognuno di noi a guidarci nel nostro viaggio.
Capire che tipo di servizio svolgere e come svolgerlo è essenziale per vivere al meglio questa esperienza e far si che non sia stata solo una piccola parentesi nella nostra vita.
Masaka è terra di grandi possibilità: è un viaggio che ti porta lontano dalla nostra cara Italia ma che ti fa scoprire meravigliosi paesaggi, colori e profumi.
Ancora prima di essere questo, partire per Masaka è un viaggio per se stessi, è un viaggio alla scoperta di sé.
Tornare in Italia e sentirsi “diversi” è del tutto normale: si ritorna in una realtà che non sempre appaga perché forse quella terra ci ha ricordato che i veri valori sono altri, lontani anni luce da quello che la nostra quotidianità spesso ci offre.
La parte più delicata del nostro servizio a Masaka avviene in Italia (per questo scriviamo “Italia-Masaka e ritorno”) nella interiorizzazione e rielaborazione del nostro viaggio.
In un mondo in cui tutto scorre freneticamente ci si ferma a pensare e a riflettere, si ricorda, si fa tesoro di quello che abbiamo imparato e condiviso perché, davvero, in quella terra lontana si imparano tante cose belle! Sarebbe bello trasformare la propria esperienza in Uganda in un nuovo servizio, reinvestire da qui tutto quello che ci siamo portati via e che conserviamo nel nostro cuore.
Questo è un servizio diverso, più profondo: bisogna far germogliare il seme che a Masaka è stato piantato.
Come farlo?
Si tratta di progettare un aiuto, di dare ai locali una possibilità in più di crescere e vivere in condizioni migliori, di continuare ad amare la loro terra così intensamente come ogni giorno ci insegnano.
Dopo l’incontro (il viaggio a Masaka) ed il pensiero (l’interiorizzazione del viaggio) mettersi in cammino è l’ultimo passo per concludere il nostro percorso: da qui un nuovo inizio che ci porterà, insieme ai compagni di viaggio che hanno fatto le nostre stesse scelte, a lavorare per creare e progettare nuove possibilità, così che il seme piantato a Masaka possa diventare un rigoglioso albero in Italia.

Che tipo di volontario?

“Cuori per amare e mani per servire”

(Madre Teresa di Calcutta)

 Partire per Masaka è donare se stessi; è comunicare, trasmettere competenze, qualità, passioni.

Tutto quello che ci hanno insegnato e abbiamo imparato a fare nella nostra vita sono competenze da trasmettere ad altri, soprattutto in zone come quella di Masaka dove si sta sviluppando un’economia in grado di dare un più ampio respiro alla quotidianità delle persone.
Agronomi, contadini, geometri, insegnanti, panettieri, elettricisti…, ogni competenza tecnica è importante per formare Persone che a loro volta possano applicare tali competenze a Masaka.
Sono essenziali anche le qualità “naturali” di una persona – Io trasmetto quello che sono, le mie qualità morali e, per fare questo, intraprendo un viaggio dove la conoscenza di me stesso è strumento educativo per gli altri; e gli altri, con il loro modo di essere, sono strumento di vita per me: uno scambio relazionale davvero importante che contiene una forza immensa.
Si tratta di comunicare “con tutto se stessi”, un dare e ricevere continuo che arricchisce e fa crescere.  Oltre alle qualità morali investo anche su ciò che mi piace fare, quello che faccio nel mio tempo libero. Tutto può essere utile, fonte di nuove idee, fondamento di nuovi progetti.
E poi… le passioni, le nostre passioni; quello che ci illumina lo sguardo, aumenta il respiro e ci fa battere forte il cuore.
La passione cresce dentro di noi e, una volta individuata, rimane un pensiero fisso nella nostra mente: la fa viaggiare a velocità elevate verso nuovi orizzonti, non ci fa dormire e ci rende soddisfatti di quello che facciamo, insomma: ci fa stare bene.
Partire per Masaka è trasmettere tutto questo, con umiltà e serenità; è condividere esperienze di vita e fare un tratto di strada insieme con le persone che incontreremo.
Tutto quello che si riceve in cambio è un dono immenso che è difficile spiegare, perché non sempre le parole riescono a trasmettere la bellezza di ciò che si vive.

Cosa fare a Masaka?

Le iniziative di “Stupende hai le mani” sono molteplici; tutte possono essere occasione di servizio da parte dei volontari:

a. Promised land:

una terra da coltivare e un futuro da far crescere

Uganda 2013 (332)

Si tratta di:
– coltivare (vangare, seminare, irrigare…) un terreno di 63 acri da destinare a diverse colture (banane, caffè, mais, fagioli, matoke…);
– costruire strutture d’accoglienza per i contadini e magazzini per i raccolti;
– pianificare, preparare i mattoni e costruire;
– raccogliere fondi per l’acquisto di attrezzature per un’agricoltura sostenibile per raggiungere l’auto-sostentamento alimentare.

b. Holy Trinity Community

Una comunità cattolica di circa sessanta famiglie e oltre cinquecento persone.Htc
Obiettivo della Holy Trinity Community è di creare per ogni membro un percorso che arrivi alla definizione della Persona attraverso la realizzazione della propria missione, visione e passione di vita.
La Holy Trinity nasce con l’obiettivo di mettere in pratica le conoscenze acquisite, a beneficio della popolazione locale.
Il volontario nella HTC può dare il suo aiuto in diversi modi:

  • ristrutturare e costruire alcune strutture della HTC;
  • pianificare, preparare i mattoni e costruire;
  • realizzare impianti;
  • pulire e tinteggiare;
  • sviluppare “competenze” tra i membri della comunità: insegnare, per esempio, a produrre pane, marmellate, a cucire e creare vestiti (…).

c. Kiziba:

saint jude

A un’ora di strada dal distretto di Masaka è ubicata la parrocchia di Padre Vincent.

Il volontario può dare il suo aiuto in diversi modi:

  • aiutare nella coltivazione degli orti della parrocchia;
  • sostenere la scuola di St.Jude con percorsi didattici nelle diverse classi;
  • adottare a distanza uno o più studenti.

d. Saint Anthony Kasanje Public School:

La scuola rurale di St.Anthony è una delle realtà scolastiche più povere nel distretto di Masaka, a 15km dalla città.
Questa struttura necessita di numerosi interventi.
Il volontario può dare il suo aiuto in diversi modi:saint Anthony

  • ristrutturare e costruire nuovi locali;
  • pianificare, preparare i mattoni;
  • produrre sedie;
  • organizzare percorsi didattici nelle classi (sia lezioni ordinarie –inglese, geografia, matematica…- che straordinarie –fondamentali scout, soccorso, sanità…-);
  • proporre condivisioni tra insegnanti;
  • adottare a distanza uno o più studenti.

Cosa deve sapere il volontario?

  • COSTI DA SOSTENERE:

– Viaggio aereo

– Tassa di ingresso in Uganda (40€)

–  Vitto e alloggio (5€ al giorno)

– Trasporto da aeroporto a Masaka (da dividere tra il numero di volontari)

– Trasporto alla Promised Land (da dividere tra il numero di volontari)

  • PERMANENZA A MASAKA:

minimo 15 giorni;

  •  VACCINAZIONI e PROFILASSI ANTIMALARICA

(consigliate febbre gialla, tifo, epatite – verificare con il proprio medico curante)

Alcune Asl non richiedono  alcun pagamento per le vaccinazioni se si tratta di missioni umanitarie.
Suggeriamo di informarsi all’Asl di appartenenza ed eventualmente presentare una dichiarazione di Stupende hai le mani che comprovi la natura di missione umanitaria.

È possibile cambiare valuta in Italia o arrivati in Uganda.

  •  ABBIGLIAMENTO:

Pantaloni e gonne – meglio se lunghi in colori chiari – magliette – meglio maniche lunghe – maglioncini, felpe, scarpe di ricambio.

  •  ACCORGIMENTI ALIMENTARI:

Bere acqua solo in bottiglie chiuse; frutta fresca solo se con guscio.

  • DA METTERE IN VALIGIA:

– zanzariere da letto, meglio se impregnate di repellente;

– spray antizanzare;

– salviette multiuso;

– cappellino;

– creme solari;

– guanti da lavoro;

– pila;

– kit primo soccorso (kit medicazione, antipiretici, antibiotico ad ampio spettro, fermenti lattici – si consiglia una verifica con il proprio medico curante)

  • LETTURA CONSIGLIATA: “Tips on Ugandan culture, A Visitor’s Guide” di Shirley Cathy Byakutaaga

                                                         

                                                                        Simona, Stefano, Fausto